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Breve storia della linea ferroviaria Orbetello-Orvieto e della sua mancata realizzazione

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Se il territorio delle Colline del Fiora è ancora oggi selvaggio e incontaminato si deve anche alla lontananza dalle grandi arterie di comunicazione.

Ma nella seconda metà del 1800 sembrava imminente la costruzione di una ferrovia di collegamento tra Orbetello a Orvieto che avrebbe attraversato i comuni collinari.

Ecco in breve la storia dei motivi per cui il progetto naufragò miseramente.

Le iniziative del XIX° secolo

La prima proposta per la situazione del braccio ferroviario Orbetello Orvieto la fece, con voto unanime, il Consiglio provinciale di Grosseto il 3 ottobre 1863. Nel 1873-74, dopo un decennio, la Camera di Commercio di Siena e di Grosseto incaricò l’ingegner Morandini di eseguire sommari studi relativi al tracciato. Non sembrava esserci fretta.

Quattro anni dopo, nel 1878, venne costituito un Comitato, presieduto dal parlamentare on. Angelo Valle, che affidò la redazione del progetto della linea agli ingegneri Caramelli e Silingardi; il progetto fu presentato al Governo e approvato regolarmente dal Consiglio Superiore, ma lì giacque in attesa del finanziamento per la realizzazione dell’Opera.

Nel decennio 1885-1896 il lungimirante Governo monarchico italiano non poteva gettare quattrini per un’opera pubblica ritenuta pressoché inutile. C’era ben altro a cui pensare: ingenti risorse finanziarie dovevano essere impegnate per intraprendere una campagna di guerra coloniale in terra d’Africa.

La delusione dei locali

Per i nostri avi, i quali avevano aderito alla tanto sognata Unità d’Italia con un entusiasta voto plebiscitario, fu una grande delusione.

Nelle loro discussioni in piazza e all’osteria affiorava il desiderio del ritorno del buon canapone, il duca Leopoldo.

Asserivano convinti che il bistrattato governo dei Lorena avrebbe sicuramente realizzato l’agognato braccio ferroviario.

La relazione tecnico-finanziaria del 1910

Da qui c’è un altro lungo volo nel tempo, di oltre un trentennio: il 13 marzo 1910 un comitato promotore, formato da diversi parlamentari e governatori, redasse una dettagliata relazione tecnico-finanziaria per chiedere nuovamente l’attuazione della dimenticata linea ferroviaria.

Tale relazione fu inviata all’organo governativo di competenza il quale, probabilmente, non si degnò nemmeno di prenderla in visione riponendola in un vecchio, polveroso scaffale di pratiche, nido di famelici tarli ministeriali.

Fu accampata la solita scusa. Lo Stato italiano non poteva distogliere risorse finanziarie per la costruzione di una ferrovia ritenuta pressoché inutile perché doveva impegnarle per un’altra costosa avventura bellica, il conflitto coloniale libico del 1911.

Censo e consenso

Altro motivo, non secondario, consisteva nel fatto che il numero esiguo dei cittadini aventi diritto al voto della nostra zona non aveva notevole peso nelle competizioni elettorali, non essendo ancora il suffragio universale ma in base al censo.

I nostri avi chiedevano e chiedevano, poveracci, ma poco nulla ottenevano! Eloquente il loro detto: “pochini senio, pochinu contamu, niente aviemu!” (pochini siamo, pochino contiamo, niente avremo”)

Così la ferrovia umbro-toscana rimase un sogno, il tragitto per raggiungere la Costa e la cittadina umbra periglioso e pieno di fatiche.

Ferrero Pizzinelli
Colline Oggi n. 12, marzo 2008

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