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I segreti della improvvisazione in ottava rima secondo Mauro Chechi

by redazione
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Cantastorie, menestrello, poeta improvvisatore in ottava: Mauro Chechi è il simbolo della tradizione orale della Maremma. Volato in Germania negli anni ’90 per lavorare con il Berliner Ensemble fondato da Bertolt Brecht, oggi l’artista è una miniera inesauribile quando si parla di canti e contrasti, da veglia come da osteria.

Con i suoi suggestivi spettacoli Mauro Chechi ha ricevuto nel tempo moltissimi attestati di stima che oggi fanno bella mostra nel suo studio, a iniziare da quello del conduttore televisivo Maurizio Costanzo di cui più volte è stato ospite in trasmissione.

A Chechi si deve anche la fondazione della Lega italiana poesia estemporanea che ogni maggio organizza la Festa del canto in ottava rima a Pomonte. Proprio sulla poesia a braccio verte la chiacchierata col signor Mauro.

CO: Quando e come è iniziata la sua avventura con l’ottava rima?

MC: Iniziò quando ero giù un po’ cresciuto perché a casa mia non c’era l’abitudine di rimare. Vidi i cantastorie per la prima volta quando mi portarono alla fiera di Paganico. Ancora oggi ricordo che quel giorno c’erano il Mario Fella trio da Frosinone e il gruppo di Eugenio Bargagli. Da subito rimasi incantato, anche se più che cantare in ottava quegli artisti di strada cercavano di raggruppare gente usando ogni espediente da avanspettacolo possibile. I poeti estemporanei si vedevano perlopiù alle feste. Ai matrimoni dedicavano ottave agli sposi, ai suoceri, persino al prete che aveva celebrato la Messa. Mi divertivano perché non lesinavano bordate a nessuno, come del resto ero contento quando nelle feste di paese, o passando davanti a qualche osteria, mi imbattevo nei contrasti in ottava rima. Fu in quei tempi che iniziai a improvvisar rime per diletto. Andato all’università, però, abbandonai l’ottava perché studiavo giurisprudenza a Siena, dove tutto ruota attorno al Palio. L’ humus culturale diverso mi teneva lontano dalla tradizione. Non appena presi il titolo di praticante legale, però, decisi di abbandonare la carriera per dedicarmi in toto agli spettacoli, in cui oltre a suonare le mie canzoni potevo improvvisare ottave.

CO: Di cui oggi è maestro indiscusso. Quali sono i segreti di un buon improvvisatore?

MC: Il primo è di sicuro l’attenzione. La capacità di esserci col pensiero è fondamentale quando si devono buttare giù endecasillabi nel giro di pochissimi secondi. Poi c’è l’interazione con l’ambiente. Di solito il punto di partenza di un’ottava è dato dall’esterno, da qualche stimolo dell’ambiente circostante: molto spesso chi improvvisa si rivolge direttamente al pubblico, o, per esempio, se si trova a rimare in montagna è molto possibile che penserà a qualcosa che ha a che vedere con il freddo. Nei contrasti, poi, l’interazione è spinta al massimo visto che i contendenti si danno l’un l’altro le rime: la prima, la terza e la quinta strofa devono infatti riprendere la chiusura del contendente. La bussola principale per muoversi nell’ottava sono metrica e rime. Non a caso, chi è alle prime armi, trova le maggiori difficoltà nella chiusura, dove le rime devono essere inventate ex novo. Un tempo erano in tanti a possedere queste capacità.

CO: Un tempo si rimava anche e soprattutto per stare insieme, ai tempi odierni invece si guarda la televisione e ci si dà appuntamento in Internet. Non teme che la poesia in ottava possa un giorno scomparire?

MC: Francamente no. L’improvvisazione poetica ha a che fare con il ritmo, che è parte della natura umana. Pensiamo all’atto di camminare: è come una danza lenta fatta di ritmo e armonia. E quando ancora dobbiamo venire al mondo, la prima cosa che sentiamo è il battito del cuore della mamma. La poesia estemporanea esiste da 2600 anni eppure ancora oggi in Maremma si cantano le ottave, in Spagna le decime, a Maiorca le glosse, in Giappone gli haiku. Addirittura, negli Stati Uniti d’America, le forme di improvvisazione orale degli afroamericani hanno dato origine a nuovi tipi di musica, come il rap o l’hip hop. Segno che i tempi cambiano, la natura umana no.

Una ottava

L’eco di un campo regalato al vento

Tra sentieri di tempo e fantasia

Che narrava tragedia e sentimento

Realtà, letizia sogno e nostalgia

L’accento ne scandiva l’andamento

Dando confini a forma e poesia

Che stando a quanto detto nella storia

Entusiasmava e decretava gloria

Lo schema delle poesie in ottava rima è AB-AB-AB-CC

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