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La canna di Pitigliano e le differenze da quella di Siena

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Il metro lineare è stato universalmente adottato nel diciannovesimo secolo. Prima ogni campanile aveva una propria unità di misura. Nel Ducato degli Orsini vigeva la “canna”, pari a 2 metri e 61 centimetri. La scoperta è avvenuta in seguito a un restauro effettuato in piazza Gregorio VII nel 2010. Così ne parlava il professor Angelo Biondi.

I restauri che portarono alla luce la canna

A Pitigliano i recenti lavori del Comune alle vecchie Logge, presso la Cattedrale, hanno prodotto l’inaspettata scoperta di parte della vecchia pavimentazione a spina di pesce, che un tempo copriva tutta la piazza; e di un pilastro di travertino ove sono riportate le antiche misure lineari utilizzate a Pitigliano ai tempi del Ducato degli Orsini.

Il pilastro fu riutilizzato sul muro di fondo delle Logge, vicino alla Cappella del SS.Crocifisso, come architrave di una vecchia porta. L’eliminazione dell’intonaco che la copriva ha permesso la scoperta.

Nella parte alta del pilastro vi è una lunga incisione lineare, sopra cui si trova scritto ad intervalli: “MEZ(za) CAN(na) SENES(e)”; sotto l’incisione, divisa in due parti, si legge, in ciascuna di esse, la scritta “BRA(ccio)”.

Sotto c’è un’altra incisione più lunga, con scritto “MEZ(za) CAN(na) PITI (glianese)” divisa in quattro parti; in ciascuna si legge “PIED(e)”.

Misure lineari

Si tratta di due diverse misure lineari in uso nella Contea Ursinea nel ‘500: la Canna senese divisa in quattro braccia, e la Canna pitiglianese divisa in otto piedi. Di entrambe nel pilastro compare la Mezza Canna.

E’ noto che in antico ci fu grande varietà di pesi e misure in Italia e in tutta l’Europa. Se spesso i nomi erano uguali, i valori cambiavano da luogo a luogo.

Nel pilastro di Pitigliano la Mezza Canna senese di due braccia corrisponde a un metro e 21 centimetri, e la Canna senese risulta perciò di metri 2,42; invece la Mezza Canna pitiglianese, formata da quattro piedi, è lunga m. 1,305. L’unità di misura Ursinea, la Canna pitiglianese, era dunque pari a due metri e 61 centimetri.

Le misure della Canna senese e di quella pitiglianese presenti nel pilastro di Pitigliano sono un po’ diverse da quelle finora note, documentate per la Toscana dalla “Tavola di ragguaglio” del 1782; ma dopo oltre due secoli era inevitabile che intervenissero variazioni.

Gli ambiti di utilizzo delle due Canne

Possiamo far risalire le misure rinvenute a Pitigliano alla metà del ‘500, essendo citate negli Statuti della Contea Ursinea del 1556, che ci aiutano anche a comprendere i motivi delle due misure che compaiono a Pitigliano.

Il Capitolo 46 del Libro Quinto degli Statuti, dal titolo “DELLA MISURA DEL MURO O DEL TOFO” regolamentava infatti l’utilizzo dell’una o dell’altra unità di misura a seconda dei casi.

L’uso della Canna senese era previsto nel caso di edifici in muratura. La Canna pitiglianese era invece usata quando si aveva a che fare con il tufo e si dovevano compiere misurazioni per aprire grotte, cantine o simili.

Le misure scoperte a Pitigliano valevano per l’intera Contea, e dunque anche per i territori di Sorano e Sovana.

Angelo Biondi, da Colline Oggi n. 48, agosto 2010

Canne, metri e ragguagli

La definizione del metro avvenne in Francia sul finire del diciottesimo secolo. Il governo napoleonico fu il primo ad adottare l’unità di misura, che in origine era pari alla quaranta milionesima parte del meridiano terrestre.

Il tentativo di individuare una unità di misura universale, che andasse al di là dei particolarismi regionali, ebbe compimento verso la fine del diciannovesimo secolo, anche se, ancora oggi, i paesi anglofoni hanno mantenuto il miglio.

Prima dell’adozione del metro, l’estrema varietà delle unità di misura costringeva governi e stati a periodici ragguagli per permettere la conversione tra le lunghezze dei diversi paesi. In Toscana una prima unificazione di pesi e misure fu compiuta da Leopoldo.

Come si legge nel rapporto inviato alla Giunta Toscana nel 1882, “(grazie a Leopoldo) tutto il sistema metrico etrusco venne a posarsi sopra due soli Campioni, Prototipi, e vale a dire sul Braccio Fiorentino chiamato ‘da Panno’, e sulla Libbra, parimenti di Firenze, ricavata dalla Zecca Reale”.

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