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Tutte le volte che la SS2 Cassia è rimasta chiusa sotto Radicofani

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Le precipitazioni che si sono abbattute sabato 21 dicembre su tutta l’Italia centrale non hanno causato pochi danni sul territorio. Numerose strade secondarie a viabilità ridotta sono state chiuse in seguito a frane e alluvioni, a far parlare però è stata soprattutto la frana che ha interrotto la SS2 Cassia nei pressi dell’area industriale sotto Radicofani.

Il blocco della seconda strada statale italiana riguarderà in modo diretto centinaia di pendolari che fino al ripristino della situazione saranno costretti a percorrere vie alternative per raggiungere i posti di lavoro. Giusto un paio di anni fa, qualche chilometro in più verso Siena, la viabilità fu interrotta per più di due anni.

In effetti le chiusure per interruzioni negli anni sono state delle vere e proprie costanti per la Cassia: ecco le principali che si sono susseguite nel tempo.

Nascita e percorso della Cassia

Assieme alle altre strade statali la SS2 Cassia è stata istituita il 17 maggio 1928 con la legge numero 17. Il percorso previsto era Roma – Vetralla – Viterbo – Montefiascone – Radicofani – Siena – Poggibonsi – Firenze, con una chiara differenza di tracciato rispetto alla strada consolare dell’Impero Romano, che in Toscana attraversava la Val di Chiana e Arezzo.

Altra particolarità della Cassia: a differenza di tutte le altre strade statali, nella Capitale il chilometro zero non è al Campidoglio ma a Ponte Milvio.

Di decennio in decennio, anche per effetto del numero di vetture circolanti e della crescita dei trasporti commerciali, il traffico sulla Cassia crebbe fino a rendere necessario uno snellimento del percorso.

In particolare risultava scomodo il passaggio per il cucuzzolo di Radicofani, con un tragitto di una trentina di chilometri in salita prima e discesa poi che sembrava preso di pari passo da qualche montagna alpina.

La Posta medicea di Radicofani (foto del comune di Radicofani)

La variante di Radicofani e i problemi del tunnel

Fu così che nel 1964 arrivò una variante di 10 chilometri. Attraverso un viadotto e un tunnel il percorso restava in piano e con un numero considerevolmente minore di curve, evitando ai conducenti l’inerpicata di Radicofani.

D’altro canto si può anche dire che quella fu l’origine di tanti ‘mali’ che seguirono: l’intero percorso della variante, negli anni, ha avuto una storia travagliata che visto il recente accadimento ancora non può dirsi conclusa. I principali punti nevralgici sono stati il tunnel e il Viadotto sul Paglia.

Nei primi anni ’90 il tunnel fu a lungo chiuso. Quando veniva riaperto, passava poco perchè tornasse ad avere problemi. Il percorso alternativo per chi voleva raggiungere la A1 arrivando da sud era Radicofani – Sarteano.

Le interruzioni della variante non cessarono anche dopo il consolidamento definitivo della galleria, soprattutto per frane e smottamenti nella parte aperta del tracciato.

Ancora oggi le deviazioni per la strada di Radicofani non sono così inusuali per i mezzi che pesano più di tre tonnellate.

In tempi ancor più recenti, poi, i problemi sono iniziati ad arrivare dal ponte sul fiume Paglia.

Il ponte sul fiume Paglia

Il ponte eretto sul fiume Paglia nel 1964 ha dato i primi segni di cedimento una cinquantina di anni dopo la sua costruzione.

Il viadotto è stato chiuso per evidenti problemi strutturali il 3 ottobre 2014. La viabilità riaprì il 3 maggio 2017 grazie a un nuovo ponte più a nord e alla creazione di una rotatoria per un costo totale di circa sette milioni di euro.

Neanche due anni e mezzo dopo questa ingente spesa, le piogge torrenziali hanno portato un nuovo problema.

La situazione odierna

La frana della Cassia è già segnalata anche su Google Maps (con un po’ di approssimazione):

Le foto come quella in alto di copertina mostrano come una intera parte della carreggiata sia franata per l’invasione delle acque del Paglia. Per il ripristino della situazione sarà quindi necessario anche un importante intervento di contenimento del corso del fiume.

Le tempistiche sono al momento incerte: domani lunedì 23 dicembre sarà effettuato il primo sopralluogo dei tecnici della Regione. Nella migliore delle ipotesi la chiusura durerà non meno di qualche settimana. Ma visto lo storico dei lavori sulla Cassia non sarebbe così assurdo credere che alla fine i tempi si dilateranno.

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