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La geografia sacra della valle del Fiora

by redazione
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Gli etruschi costruivano villaggi, templi e persino colline artificiali basandosi sulla energia sacra dei luoghi. Questo brano ci venne concesso da Giovanni Feo come anteprima dal suo libro “Il tempio di Voltumna – alla scoperta del sacrario dei dodici popoli etruschi”, in cui spiegava come venne organizzata la geografia sacra della valle del Fiora.

Un fazzoletto di terra ben delimitato

La media valle del Fiora è una regione vulcanica, interamente ricoperta dalle lave eruttate dal cratere del vulcano di Bolsena che, solidificandosi, crearono quello che oggi è chiamato il “territorio del tufo”. È l’Etruria rupestre, nota per le rifinite lavorazioni scultoree eseguite da etruschi e preetruschi sulle rocce delle gole vulcaniche, tra panorami boschivi e strapiombi di spettacolare effetto paesaggistico. I quattro siti che delimitano i confini della valle del Fiora sono disposti su linee che seguono la naturale conformazione vulcanica della regione: fiumi e gole.

Al centro della grande figura quadrangolare, che comprende tutta la media valle del Fiora, si trova Pitigliano. Nell’angolo di nord-ovest, vicino Sovana, si alza la tondeggiante sagoma del monte Rosso, probabilmente un’altura in parte artificiale, elevata sino a raggiungere un’altezza utile all’osservazione del territorio e della volta celeste. Sul monte sono stati rinvenuti manufatti antichi, anche dell’età del rame (cultura di Rinaldone). Nell’angolo opposto della figura quadrangolare, nel settore di sud-est, si trova il monte Becco, vicino al piccolo lago vulcanico di Mezzano.

I santuari etruschi

Dopo le campagne di scavo effettuate da archeologi danesi negli anni ’70, sappiamo che sulla cima del monte sorse un santuario etrusco attivo per diversi secoli. Il monte, secondo gli agricoltori che hanno lavorato sulle sue pendici, è in gran parte un’altura artificiale, lo confermano i ritrovamenti portati alla luce dagli archeologi danesi: lunghi e colossali blocchi litici, squadrati e disposti sulla sommità, in modo da contenere il terrapieno artificiale dove si innalzava il tempio etrusco.

Secondo antiche fonti qui sorse un tempio dedicato alla dea Voltumna. L’etrusca Urcla-Voltumna si ripropone quale Dea delle acque, venerata sulle sponde di questo lago così come avveniva a Bolsena. Il territorio intorno al lago di Mezzano si presenta come un’area particolarmente ricca di antichi siti sacri, sebbene non vi siano resti di paesi o insediamenti. Numerosi i templi isolati, d’altura.

Oltre a quello di monte Becco, un secondo tempio etrusco è situato sul versante opposto della valle, sull’altura di Poggio Evangelista. È un luogo panoramico di vedute che spaziano sull’Umbria, il Lazio e la Toscana, sino al mar Tirreno e al monte di Vulci. Ai piedi del monte Becco si trova una località chiamata nelle antiche mappe Chiusa del Tempio, o semplicemente il Tempio. Oggi è conosciuto come la Cantinaccia.

Il luogo è interamente disseminato di frammenti antichi, probabilmente i resti di un tempio. Sulla parete esterna di un grande podere di età seicentesca si riconoscono, inglobate nelle mura, parti di colonne marmoree di età arcaica, riutilizzate per rinsaldare la costruzione. Altri pezzi di grandi colonne giacciono nel fossato che scorre in basso, davanti alla costruzione. Accanto a questo sito si trova il poggio del Voltòne, toponimo che già anticamente fu associato al nome di Voltumna e al suo culto.

La Nova e Poggio Buco

A valle del monte Becco, inizia il fosso del fiume Nova che delimita con il suo corso il confine meridionale della media valle del Fiora. Lungo la Nova si conservano i resti di luoghi di età preistorica e di torri confinali risalenti al Medioevo. Varlenza, Sorgenti della Nova, Morranaccio sono i principali centri sul fiume che va a sfociare nel Fiora, davanti alle alte rupi tufacee di Poggio Buco. I fiumi Nova e Fiora si incontrano a Poggio Buco, dove formano un angolo che delimita il settore sud-occidentale della figura quadrangolare.

In questo angolo si trova il terzo marcatore confinale della valle del Fiora: Poggio Rota (Pitigliano). Nel 2005 venne qui scoperto un tempio astronomico composto da enormi megaliti tagliati e orientati con estrema cura. In seguito ai rilevamenti di archeologi, astronomi e geologi si è determinata una prima datazione del monumento al III millennio a.C. (cultura di Rinaldone). II quarto e ultimo sito del quadrilatero è nel settore di nord-est, vicino al paese di Sorano. È il monte Citerna, toponimo di origine latina che significa ‘vicino’, in riferimento alla posizione del monte rispetto a Sorano.

I quattro punti del quadrilatero – il monte Citerna, monte Becco, Poggio Rota e il monte Rosso – sono tutti “luoghi alti” e due sono parzialmente artificiali. Ma perché si innalzavano colline artificiali? Sicuramente per osservare il territorio e la volta celeste, ma anche per il culto delle divinità celesti e astrali. Una coincidenza significativa: sull’altura artificiale di monte Becco è piantata al suolo, da molti decenni, un’assicella graduata. Venne posta dai tecnici dell’Istituto Geografico Militare per tracciare triangolazioni e poter disegnare la mappa della zona.

Quei tecnici non sapevano che il monte, da dove si ha un’ottima visuale dalla Maremma al Gran Sasso, fu sopraelevato artificialmente da loro ‘colleghi’ di epoca etrusca. La ‘coincidenza’, da sola, già dice molto su quanto i popoli antichi fossero interessati a conoscere e osservare i territori da loro occupati. Innalzare colline artificiali non è impresa da poco. Servono diverse cose: una speciale intenzione, capacità di progettazione, conoscenza approfondita del territorio, capacità costruttive e un’efficiente forza lavoro.

Se questo è vero per delle colline artificiali, lo è ancor di più per l’osservatorio astronomico di Poggio Rota. Su quell’altura furono necessarie capacità rare e speciali: precise cognizioni astronomiche e rifinite tecniche di taglio della roccia, al fine di ricavare una dozzina di megaliti da usare come ‘puntatori’ o mirini, per traguardare l’orizzonte montano nei punti dove tramonta il Sole e dove si muovono gli altri astri.

Tutto ciò presuppone un alto livello di conoscenze specialistiche che, di norma, non viene riconosciuto ai popoli antichi. Eppure i fatti parlano da sé, basta leggere le relazioni di geologi, archeologi e astronomi per averne conferma. Lo studio del territorio etrusco ci rivela l’esistenza di una ‘scienza’ della terra e del cielo le cui tracce si ritrovano in modi e forme molto simili presso altre civiltà del mondo antico. Pensiamo all’imponente collina artificiale di Silbury Hill e ai giganteschi tumuli in diversi Paesi d’Europa, in Svezia, in Sud America o in Mesopotamia.

Linee rette e orientamenti

È utile accennare a un altro aspetto di geografia sacra rinvenibile nel territorio etrusco della valle del Fiora. L’antica divisione di questa regione fu effettuata tracciando linee rette, al fine di segnare i confini, ma anche per unire tra loro le varie località, soprattutto allineando i luoghi sacri. Un allineamento di importanti siti etruschi e pre-etruschi si trova lungo una linea orientata verso la direzione dei solstizi. L’allineamento passa per alcuni dei principali siti sacri etruschi della valle del Fiora: Poggio Prisca (Sovana), Poggio San Giuseppe (Pitigliano), Morranaccio, Castro, fino a terminare nella Maremma costiera nei pressi di Vulci. Di particolare importanza è la via che conduceva al Fanum (bosco) di Bolsena e che in età medievale divenne la via collegata al pellegrinaggio della Francigena.

L’itinerario principale univa Sovana, sede di un’antica diocesi e di una comanderia templare, con Sorano, proseguendo per Onano e Acquapendente. Una seconda via portava da Sorano a Gradoli, giungendo in Val di Lago, sulle rive di Bolsena. Un allineamento di maggior rilievo si presenta tra Sorano e il monte Soratte, a nord di Roma. L’allineamento è notevole sia per la sua lunga estensione, sia per lo speciale significato associato al mito della fondazione di Roma. Esso interseca alcuni dei più noti luoghi sacri dedicati a un antico Dio solare che, in età etrusca, venne chiamato Suri, considerato dal latino Servio un “Apollo infero”. Il Dio era l’espressione del potere divino, maschile e solare, che risiedeva su particolari monti e alture.

Quando nella lingua etrusca entrò in uso la vocale “o”, originariamente non utilizzata, il nome del dio mutò da Suri in Surianus e Soranus. L’allineamento attraversa Sorano, Poggio Evangelista, l’isola Bisentina, il monte Soriano, il monte Soratte, per poi proseguire nella campagna laziale verso il paese di Sora. Secondo la tradizione letteraria Soranus fu un Dio lupo e in suo onore gli iniziati praticavano la pirobazia, il percorso rituale sui carboni ardenti. Furono chiamati Hirpi Sorani, i lupi del dio Sorano. Sposa del Dio fu una grande Dea della terra, del cielo e dell’aldilà, la dea lupa Feronia, dea della fertilità e della prostituzione sacra. I boschi sacri a lei dedicati erano situati alle pendici del monte dove risiedeva il Dio lupo.

Una divisione definita

Il territorio etrusco fu disegnato e segnato secondo una concezione di tipo geometrico e sacrale. Marcatori, osservatori, triangolazioni, allineamenti e altre figure simboliche iniziano solo oggi a essere riconosciuti. Nonostante i millenni, le caratteristiche del territorio si sono conservate fino al Medioevo e sono ancora oggi visibili. Si riconosce persino il carattere dei tre principali centri della valle del Fiora, Sovana, Sorano e Pitigliano, la cui tipicità è in relazione con la particolare morfologia del territorio.

Sovana fu il centro ‘religioso’ dell’area: lo dimostrano le monumentali necropoli rupestri di preziosa fattura scultorea e le profonde vie cave tagliate nel tufo, in un’area interna, protetta e appartata della valle. Sorano fu invece il maggiore centro difensivo e militare. La fortezza Orsini, mai espugnata, è solo uno dei numerosi castelli situati nel soranese a difesa della valle del Lente. Nei dintorni di Sorano si trovano località etrusche frequentate fino al Medioevo, situate in posizione strategica: il Castellacelo, Castel Vecchio, le Rocchette e i tre castelli di Vitozza, tutte opere difensive che proteggevano l’accesso settentrionale alla valle del Fiora, costantemente in pericolo per gli eserciti provenienti dal senese e dall’orvietano. Infine, Pitigliano, centro geografico e lavorativo della valle del Fiora, primo per demografia ed estensione. Nel grande quadrilatero tracciato dai quattro “luoghi alti” della valle del Fiora, si può constatare (cfr. mappa) come il paese di Pitigliano occupi una posizione centrale, quasi equidistante dagli altri tre.

Giovanni Feo
Da Colline Oggi n. 44, aprile 2010

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