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La cucina in Maremma al tempo degli etruschi

by redazione
cosa mangiavano gli etruschi in maremma

Gli etruschi elevano ad arte l’elaborazione di vivande gustose. Grazie a loro nasce la cucina come amalgama di ingredienti diversi. La straordinaria maestria del popolo etrusco nel forgiare oggetti porta alla creazione di numerosi strumenti culinari in uso ancora oggi.

Spiedi, pinze e alari migliorano la cottura arrosto, che in questo periodo si avvale anche di uno strumento in legno simile a una forchetta per tenere la carne vicino alla fiamma (lo strumento sarà presto dimenticato, per tornare nel 1600 con la funzione di portarsi il cibo alla bocca).

La prima volta della bollitura

Migliori fornelli e pentole in terracotta consolidano nelle abitudini alimentari un nuovo metodo di cottura. Dopo l’arrosto e le cotture a vapore e al forno, l’ingresso del bollito nella dieta segna una svolta epocale per le colline: la carne animale viene ad avere un nuovo sapore e una nuova consistenza e grazie ai nuovi strumenti si preparano anche appetitose minestre e zuppe di vegetali e cereali. A questo periodo risale l’acquacotta.

Il farro è il prodotto cardine dell’ alimentazione etrusca. Forse perché facile da coltivare, il cereale è usato in farinate, impasti, focacce e pane, oltre che in zuppe e minestre.

Il cibo come ostentazione sociale

L’articolazione di una vera e propria cucina accompagna un cambio di status del cibo. Da bisogno vitale, la alimentazione diventa questione di piacere e di privilegio sociale. I nobili, sia uomini che donne, prendono l’abitudine di banchettare sdraiati sui divani dei triclini, attingendo ai molti cibi dal tavolo al centro della stanza.

Gli schiavi versano nei loro bicchieri bevande inebrianti e intorno musici e saltimbanchi allietano l’atmosfera.
La dieta dei ricchi e in tutto simile a quella della gente comune: frutta e verdura, pane, zuppe, formaggio di pecora, carne di selvaggina. La differenza più grande sta nella quantità dei cibi e nel fatto che i nobili, a differenza del popolino, mangiano selvaggina di volatili e condiscono ogni pietanza con spezie rare e costose.

Sidro, vino, vite e olivo

Tutti, indistintamente, consumano invece le bevande di frutta fermentata che in questo periodo conoscono una grande fortuna. Oltre al sidro, entra nelle abitudini alimentari il vino, ma è un vino assai diverso da quello che conosciamo oggi, sia perché sono diverse le uve, sia perché il succo, prima di essere bevuto, viene diluito con acqua, miele e altri ingredienti (dalle erbe al formaggio grattugiato nella ambrosia).

Tra il IX e il IV secolo avanti Cristo, le colline si specializzano nella coltura viticola e nella esportazione di vino in nord Italia e in Gallia. Di pari passo, la pianta entra in cucina come cibo: le foglie di vite possono essere farcite con impasti di farro, o mischiate ad altre erbe per le salse a condimento della carne.

L’altro caposaldo della cucina odierna, l’olivo, arriva in Etruria verso il sesto secolo avanti Cristo, grazie ai mercanti Greci che attraccano sulle coste. In un primo momento si apprezzano particolarmente le olive, sia per accompagnare il formaggio che per insaporire le zuppe, mentre le Leiva (olio in etrusco) viene usato come cosmetico da nobildonne e atleti.

Solo più tardi l’olio diventa un ingrediente essenziale all’elaborazione di salse e al condimento delle vivande, come poi non smetterà più di essere fino a oggi.

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