Alessandro Benvenuti

Il 25 febbraio il comico Alessandro Benvenuti sarà al teatro Salvini di Pitigliano con Auntie and me, commedia nera in cui interpreta un personaggio che aspetta la morte della zia per accaparrarsi la sua eredità. Ci risponde al telefono dalla sua casa a Pontassieve.

CO: Benvenuti, eravamo abituati a vederla interpretare ruoli comici: cosa l’ha spinta ad accettare un copione sulla solitudine?

AB: Ci sono più motivi. Anzitutto la proposta mi è arrivata da una produzione giovane, di trentenni. Io sono sempre stato molto attento alle persone giovani e in un momento di forti tagli alla cultura ho pensato che la scelta fosse quasi da militante. Certamente, però, avrei scelto diversamente se la sceneggiatura non fosse stato di livello. Invece è un testo molto bello, per il ruolo che devo rappresentare è una bellissima sfida attoriale. Poi è uno spettacolo diverso da quelli che si vedono oggi in cinema e tv. Zeppo di umorismo nero, che poi è una delle matrici dei ‘Giancattivi’, il gruppo con Athina Cenci e Francesco Nuti con cui ho iniziato a fare spettacoli.

CO: A proposito di Nuti, anche lei ha partecipato alla trasmissione di Barbara D’Urso in cui era ospite il suo vecchio amico e collega. Cosa pensa del polverone che si è sollevato?

AB: Chiarisco subito che sono andato perché la richiesta mi è arrivata da Francesco e dalla sua famiglia. Sapevo benissimo che avrebbero trasformato la trasmissione in macelleria. Ma per Francesco anche questa macelleria è importante: i terapeuti dicono che tutto può aiutarlo a uscire dal suo guscio. Detto questo, sono molto contento di aver contribuito con la mia partecipazione a far chiudere quella trasmissione. Visto l’esito di quella breve apparizione, gli amici mi dicono che dovrei che andare in tv più spesso.

CO: Anche se non sappiamo quando tornerà in tv, di sicuro in questo 2011 la vedremo al cinema in “Amici miei… come tutto ebbe inizio”. Non teme che Monicelli possa rivoltarsi nella tomba al vedere uno dei suoi capolavori passare sotto le mani del regista dei cinepanettoni?
AB: (sorride) Neri Parenti è una persona molto intelligente e la sceneggiatura non è propriamente quella di un cinepanettone – anche se le va molto vicino. Ma sono sicuro che Monicelli non si rivolterà nella tomba. Era molto tollerante coi suoi colleghi. Non lo era solo quando aveva a che fare coi potenti. Questo nuovo capitolo della saga di Amici Miei ha conservato il senso di amarognolo che permeava gli altri film, in particolare il primo. Da un punto di vista strettamente personale posso dire che mi sono divertito un sacco a recitare a casa mia nei panni di Lorenzo il Magnifico. Mi sentivo il padrone, con quei vestiti sotto Palazzo Vecchio. I turisti mi avranno

scambiato per la versione fiorentina dei Gladiatori che si vedono al Colosseo!

CO: È mai stato prima d’ora in Maremma collinare?

AB: Se non sbaglio questa è la quarta volta che vengo a recitare a Pitigliano. Città meravigliosa, come tutti i dintorni. Natura, etruschi e vino buono: non si può volere tanto di più dalla vita. Mi fa piacere tornarci e ancora di più con uno spettacolo di grande livello come questo.

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