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Una località poco conosciuta, sul confine tosco – laziale, è il piccolo lago di Mezzano, a valle della caldera di Latera, vasto cratere vulcanico adiacente quello ben più grande di Bolsena. Si tratta dello stesso complesso eruttivo che, anticamente, dette origine al territorio dei tufi. I boscosi poggi e i monti che circondano la valle di Mezzano furono un tempo luoghi importanti, soprattutto per motivi di culto. In epoca etrusca vi |
vennero eretti alcuni templi d’altura, isolati, svettanti su scoscesi poggi rupestri, lontano dai centri abitati. I templi finora studiati dagli archeologi sono due: sul monte Becco e a Poggio Evangelista. I resti di un altro tempio sono al Voltòne, sempre nelle vicinanze del laghetto di Mezzàno. Oggi quest’area, attraversata da imeprve strade bianche e viottoli sconnessi, è poco frequentata, come la vicina Selva del Lamòne, l’impenetrabile barriera verde alle spalle di Mezzàno. Ma perché gli etruschi andarono a edificare dei templi proprio su queste sperdute alture, lontano dai centri abitati? Forse i motivi sono più d’uno: per osservare il territorio dall’alto, ma anche per avvicinarsi alla volt celeste e osservare il moto degli astri e, contemporaneamente, officiare il culto del Dio solare, della Dea-luna e delle diverse divinità astrali. Dall’alto di Poggio Evangelista si può vedere tutto il centro Italia: il monte Amiata, Radicofani, il monte Cetona, i monti Cimini, il monte di Canino e, sull’orizzonte, lo scintillante mar Tirreno. Il panorama a trecentosessanta gradi su Umbria, Lazio e Toscana è di rara bellezza e spettacolarità. In epoca etrusca da qui si potevano osservare i territori di Vulci, Tarquinia e Chiusi, fino a Volsinii (Bolsena). Alle spalle del laghetto di Mezzano si alzano il monte Rosso e Poggio Pilato. L’area è ricca di minerali e gas rari, il giallo zolfo e l’ocra rossa si rinvengono da più parti. Dalle acque di Mezzàno vennero riportate alla luce circa trenta asce bronzee di perfetta fattura e stato di conservazione (oggi al museo di Valentano), a conferma che qui si sviluppò, prima degli Etruschi (XV a.C. circa), una rifinita attività metallurgica. Resta da spiegare perché queste pregevoli asce furono ritrovate sotto le acque del lago. Vi furono infatti rinvenute dopo non facili esplorazioni seguite da archeo-sub. Cosa successe che provocò l’abbandono di quelle preziose armi, in quell’epoca dove simili oggetti metallici erano tra i più ricercati e valutati? Vi fu, forse, un improvviso innalzamento delle acque, come avvenne a Bolsena nel IX secolo avanti Cristo? In tal caso l’insediamento palafitticolo dovette essere sommerso improvvisamente, senza neanche vi fosse il tempo di salvare il salvabile. Oppure le asce furono lasciate alla Dea delle acque come offerta votiva? Non lo sappiamo. In certe stagioni dalle alture di Poggio Evangelista appare, in basso nella conca vulcanica, una visione fuggevole ma prodigiosa: il rotondo lago di Mezzàno viene inondato dalla luce solare e diventa un grande disco dorato e fiammeggiante, che dalla terra si rivolge al vero Sole, nel cielo.
Giovanni Feo







